Una settimana fa, l'imprenditore veneto Santo Sergio Merlo - sposato e padre di due figli - si è tolto la vita a 71 anni gettandosi nel canale Bretella. Dopo 38 anni, lo scorso giugno la sua fabbrica di doposci che a Caerano (Treviso) dava lavoro a 10 persone aveva chiuso dichiarando il fallimento perchè i clienti non pagavano (aspettava un credito di 1 milione di euro) e la concorrenza cinese era troppo forte. Come ha ricordato Alessandro Longo su Repubblica, Santo è il ventunesimo titolare di azienda e lavoratore che si è tolto la vita dal 2008 nell' ex felice Nord Est.
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domenica 21 novembre 2010
L'eclissi lenta e silenziosa degli imprenditori italiani
Parole chiave:
Alessandro Longo,
Bretella,
Caerano,
Cina,
concorrenza,
Emmevi,
fallimento,
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lavoro,
repubblica,
Santo Sergio Merlo,
Treviso,
Veneto
lunedì 15 novembre 2010
La Favola del Luogo Comune
C’era una volta un luogo comune in cui i governanti amministravano badando solo al proprio tornaconto e abbandonando il popolo al suo destino.
C’era una volta un luogo comune in cui i capi aggiravano le regole collettive, anzi le cambiavano con prepotenza e a piacimento, per servire il proprio interesse.
C’era una volta un luogo comune in cui i potenti prima compievano reati e poi creavano apposite leggi per sfuggire alla giustizia.
C’era una volta un luogo comune in cui il governo manipolava l’informazione, come accade di norma nei regimi fascisti e nelle dittature.
C’era una volta un luogo comune in cui i ricchi si arricchivano e i poveri si impoverivano.
C’era una volta un luogo comune in cui i politici (tutti vecchissimi) adescavano donne (tutte giovanissime).
C’era una volta un luogo comune in cui le persone provenienti da altri Paesi venivano respinte.
C’era una volta un luogo comune in cui le scuole non possedevano i mezzi per istruire i giovani.
C’era una volta un luogo comune in cui alcune bande di cittadini avevano il compito di garantire la sicurezza ma riuscivano solo a diffondere odio tra la gente.
C’era una volta un luogo comune in cui per poter lavorare (e vivere) dovevi conoscere Qualcuno.
C’era una volta un luogo comune in cui spesso capitava di lavorare senza ricevere paga.
C’era una volta un luogo comune in cui le donne o lavoravano o facevano un figlio.
C’era una volta un luogo comune in cui se non eri d’accordo, eri un comunista.
C’era una volta un luogo comune in cui la speranza più grande era quella di riuscire a scappare via.
C’era una volta un luogo comune che tutti credevano tanto brutto da essere irrealizzabile e nessuno si accorgeva di averlo sotto agli occhi.
(pubblicato sul giornale culturale "Leitmotiv", scaricabile qui)
mercoledì 14 luglio 2010
Il mio amico filippino
Oggi, sul treno, ho posato il sedere sul sedile di fronte ad un uomo con gli occhi a mandorla e la testa molto ovale. Vedendomi accaldato, ha intrapreso un discorso stentato con le 8 parole che sa pronunciare (male) in italiano: "molto caldo, 33-36 gradi, estate; inverno molto freddo". Balbettando mi spiega che nelle Filippine si raggiungono anche i 40 gradi ma, se ti metti nel centro di Manila, tira sempre una bella aria fresca. Avrà 35 anni il mio amico filippino dalla testa molto ovale. Dice che nel suo Paese è un ingegnere elettronico, che lì il lavoro non manca ma le paghe sono molto basse. Qui è alle dipendenze di un'impresa di pulizie, in regola, ma due volte alla settimana lavora anche in nero da un'altra parte. Lui, l'ingegnere elettronico, sta in Italia da 10 anni: dalle 13.30 alle 17.30 pulisce il capannone della più importante azienda locale, poi fino alle 20.30 passa ad un altro fabbricato, infine alle 21.20 torna a casa. Lui, l'ingegnere elettronico, sta in Italia da 10 anni con mogli, figli e alcuni amici e, per sopravvivere, fa umilmente le pulizie, senza lamentarsi. Lui, l'ìngegnere elettronico, sta in Italia da 10 anni e una volta all'ora pensa alle Filippine, dove sogna di tornare per la pensione, una volta messi da parte i soldi sufficienti.
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